Pantaleo Ametrano

Biografia

Il consenso informato nell’ecografia prenatale

Il consenso informato viene definito come l’autorizzazione concessa dal paziente a far sì che vengano effettuate sulla propria persona delle procedure diagnostiche o terapeutiche.

Quindi, costituisce al tempo stesso, sia la legittimazione che il fondamento dell’attività medica. Con il consenso informato si perfeziona il contratto tra il paziente e il medico che lo assiste, legittimando le cure e gli interventi a cui sarà sottoposto.

Nella pratica clinica il consenso è un elemento che non può essere eluso e pertanto è il presupposto essenziale dell’attività sanitaria.

Questo principio è una conquista abbastanza recente nel rapporto medico-paziente, poiché fino a non molti anni or sono la medicina tradizionale era basata sul modello paternalistico dove il medico “decideva per il bene del malato”.

Nel nostro ordinamento giuridico il consenso informato appare per la prima volta in una  legge (L. 458/1967) che disciplinava il prelievo di rene da donatore vivente.

La volontà del paziente occupava un ruolo importante anche in due leggi del 1978, la n. 180, in materia di assistenza psichiatrica e la n. 833, istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale, che all’art. 33 recita: “gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari”. Ma bisogna attendere gli inizi degli anni novanta affinché il legislatore italiano riconoscesse nel consenso informato il requisito indispensabile per la validità dell’atto medico in particolari settori della medicina, come le pratiche trasfusionali (L. 107/1990), la lotta contro l’AIDS (L. 135/1990), sui trapianti di organi e parti del corpo (L. 578/1993), la sperimentazione di farmaci sull’uomo (D.M. 27/04/1992 e 15/07/1997), prescrizione in modalità off – label (L. 94/1998) e in materia di procreazione assistita (L. n. 40/2004).

Il Codice di Deontologia Medica obbliga alla raccolta del consenso informato in forma scritta per le seguenti situazioni particolari: prescrizione di terapie mediche non convenzionali, che possono essere attuate senza sottrarre il paziente a trattamenti scientificamente consolidati e previa acquisizione del consenso informato scritto quando si tratti di pratiche invasive o con più elevato margine di rischio, oppure quando il paziente ponga pregiudizialmente scelte ideologiche; prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche che possono causare delle possibili conseguenze sull’integrità fisica della persona, interventi chirurgici; procedure ad alta invasività; utilizzo di mezzi di contrasto; trattamenti con radiazioni  ionizzanti; trattamenti che incidono sulla capacità di procreare; terapie con elevata incidenza di reazioni avverse e trattamenti psichiatrici di maggior impegno.

Con l’affermazione del principio del consenso informato, nella relazione medico-paziente, si ha il definitivo superamento del modello tradizionale paternalistico, dove il medico decideva per il bene del paziente, per passare al modello centrato sull’autonomia del paziente.

Per quanto riguarda il consenso informato sulle procedure di diagnosi prenatale mediante ecografia in Ostetricia e Ginecologia, visto che è una questione delicata, perché rappresenta la gran parte del contenzioso medico legale per specialisti in Ostetricia e Ginecologia, chi scrive raccomanda una soluzione tipo quella approvata dalla Società Italiana di Ecografia Ostetrici Ginecologia da cui ho tratto il materiale che seguirà.

In questo ambito la sottoscrizione del consenso informato da parte della paziente dovrebbe essere preceduta da una nota esplicativa in forma scritta illustrata con un colloquio medico paziente.

Sia la nota che il colloquio dovrebbero dare delle risposte alle domande più comuni e ovvie che la donna si pone: che cos’è l’ecografia?; perché fare l’ecografia in gravidanza?; che cosa si vede con l’ecografia?; é possibile rilevare con l’ecografia anomalie fetali maggiori?; l’ecografia è innocua per il feto?

 

Nota informativa:

Diagnosi prenatale mediante ecografia.

Che cos’è l’ecografia?

L’ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo con l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni, non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti. Il principio è lo stesso usato dai sonar delle navi per localizzare i sottomarini. In pratica l’ecografo funziona così: la sonda posta sull’addome materno invia impulsi di onde sonore nel corpo. Queste onde sonore in parte vengono riflesse dalla parete addominale e dalla parete dell’utero creando degli echi. Quando le onde sonore arrivano al feto mandano altri echi: tali echi (o onde di ritorno) sono trasformati in immagini sul monitor dell’ecografo. Con l’ecografia è quindi possibile osservare in modo dettagliato il feto.

Perché fare l’ecografia in gravidanza?

Le ragioni più comuni per cui si esegue una ecografia in gravidanza sono: determinare il numero degli embrioni o dei feti, visualizzare l’attività cardiaca fetale, determinare l’epoca di gravidanza, valutare l’anatomia e la crescita fetale, determinare la posizione del feto.

Che cosa si vede con l’ecografia?

Nei primi mesi di gravidanza, con la misura della lunghezza del feto, è possibile valutare se lo sviluppo corrisponde all’epoca di gravidanza valutata in base alla data dell’ultima mestruazione, il numero dei feti e la presenza dell’attività cardiaca.

Dal secondo trimestre si effettuano le misurazioni della testa, dell’addome e del femore, ed i valori di tali misure vengono confrontati con quelli delle curve di riferimento. Si può così valutare se le dimensioni del feto corrispondono a quelle attese per l’epoca di gravidanza. In questo stesso periodo si visualizzano la sede di inserzione placentare, la quantità di liquido amniotico ed alcuni organi.

E’ possibile rilevare con l’ecografia anomalie fetali maggiori?

La possibilità di rilevare un’anomalia maggiore dipende dalla sua entità, dalla posizione del feto in utero, dalla quantità di liquido amniotico e dalla presenza di eventuali fattori limitanti

quali cicatrici addominali, gemellarità, nodi di mioma e aumentata impedenza acustica della parete addominale materna (frequente nell’obesità): in particolare si ricorda che tutte queste condizioni, determinando una non ottimale visualizzazione del feto, possono causare una riduzione della possibilità di individuazione delle anomalie fetali; questi fattori nonché i limiti propri dell’accertamento rendono possibile che talune anomalie fetali possono non essere rilevate all’esame ecografico. L’esperienza finora acquisita suggerisce che un esame ecografico routinario, non mirato, consente di identificare dal 30% al 70% delle malformazioni maggiori.

Non è compito dell’ecografia la rilevazione delle cosiddette anomalie minori.

L’ecografia è innocua per il feto?

Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica ostetrica da oltre 30 anni e non sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sul feto. Per tale ragione, con le procedure oggi adottate, l’uso diagnostico dell’ecografia è ritenuto esente da rischi.

 

Clicchi qui per scaricare il modello Dichiarazione di consenso informato e consapevole per diagnosi prenatale mediante ecografia