Pantaleo Ametrano

Biografia

Prescrizione dei contraccettivi alle minorenni: aspetti medico-legali

Indipendentemente dall’età, il medico deve considerare il grado di maturità del soggetto, deve garantire riservatezza, deve assicurare alla minorenne, unitamente alla prescrizione farmacologica, un’informazione adeguata.

Anche se vi sono norme legali e deontologiche che prevedono il coinvolgimento e il consenso degli esercenti la patria potestà, quando bisogna fornire prestazioni sanitarie a minori vi è una tendenza sempre più diffusa a riconoscere loro capacità decisionale.

Nella prescrizione dei contraccettivi alle adolescenti l’aspetto medico legale più rilevante è la “minore età” che è fonte per il medico di alcuni dubbi:

- la liceità della prescrizione stessa anche in assenza o all’insaputa dei genitori,

- l’esistenza di un’età minima per la contraccezione,

- come gestire richieste di contraccezione postcoitale.

A queste condizioni si ritiene lecita la prescrizione di contraccettivi ai minori anche in assenza dell’espresso consenso degli esercenti la patria potestà.

La contraccezione post-coitale, non essendo dimostrabile una gravidanza in atto, è di fatto equiparabile alla contraccezione e, in considerazione anche del carattere d’urgenza della prescrizione, è lecita anche senza l’espresso consenso degli esercenti la patria potestà.

Se è da ritenersi ormai accertata la possibilità di somministrare farmaci contraccettivi ai minori, anche in assenza del coinvolgimento di legali rappresentanti, è tuttora dibattuta l’età minima e le specifiche condizioni di tale somministrazione (per es. la comunicazione ai genitori o al tutore).

A tale riguardo non vi sono pareri uniformi.

Alcuni Autori ritengono essere i 13 anni il limite minimo per la liceità prescrittiva desumendolo dalla L. 66/1996 sulla violenza sessuale, che definisce come criterio di punibilità, per chi ha atti sessuali con minorenne consenziente, tre diverse età, tra le quali la più bassa prevista per la liceità dell’atto sessuale è appunto 13 anni, sempre che l’attore sia a sua volta minorenne e la differenza d’età non superi i 3 anni.  Ritenendo quindi lecito l’atto sessuale a partire dai tredici anni si prende tale età per stabilire l’età a partire dalla quale la prescrizione è possibile.

Altri Autori, con un interpretazione che appare prevalente, prescindono invece da un’indicazione di età minima con risvolti legali facendola quindi coincidere, da un punto di vista naturale, con l’età minima alla quale una donna è in grado di concepire, ovviamente variabile da caso a caso.

È ovvio che tanto minore è l’età della paziente che richiede la contraccezione, soprattutto se inferiore al limite dei tredici anni (tanto da potersi presumere il reato di violenza sessuale), tanto maggiore dovrà essere l’attenzione da parte degli operatori sanitari cui si rivolge.

Questi, meglio se operano in strutture pubbliche, dovranno di volta in volta verificare l’opportunità, con tutte le cautele del caso, di accedere alle richieste della paziente, di coinvolgere strutture di assistenza sociale, di verificare attraverso un prudente contatto con i genitori l’ambiente in cui il soggetto vive e l’educazione assicurata.

Pur non esistendo, in Italia, una normativa specifica relativa alla prescrizione della contraccezione d’emergenza ,  ma essendo parte della contraccezione, tale argomento può considerarsi incluso sia nella legge sulla istituzione dei consultori familiari (L. 405 del 1975), che nelle norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza ( L. 194 del 1978).

Nella prima, all’articolo 1, è sottolineata l’importanza non solo della “somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti”, ma anche la “divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero prevenire la gravidanza consigliando i metodi e i farmaci adatti a ciascun caso”.

Sulla possibile prescrizione della contraccezione d’emergenza ai minori la legge 194/78 all’art 2 specifica che “La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori”.

Inoltre, la L. 194 del 1978 precisa:

Art. 1: Lo stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.  L’interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite.

Art. 2 “……La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori”.

Per la legge la prescrizione dei contraccettivi di emergenza non costituisce assolutamente una interruzione di gravidanza poiché l’intercettazione di un ovulo, pur se fecondato, prima dell’impianto, non è considerato un aborto.

Per questi motivi le norme attuali consentono la prescrizione di un contraccettivo anche ai minori di età.  Inoltre la legge consente l’obiezione di coscienza  dichiarata, ma solo in caso di interruzione volontaria di gravidanza, pertanto la prescrizione dei contraccettivi di emergenza non sono una interruzione volontaria di gravidanza, quindi non può essere in alcun modo invocata l’obiezione di coscienza della legge 194/1978.

A tal proposito ricordiamo la sentenza del TAR del Lazio n°8465 12 Ottobre 2001 che ha respinto il ricorso del movimento della vita e del forum delle associazioni familiari contro il Decreto del Ministro della Salute del settembre 2000 per la commercializzazione di un farmaco utile alla contraccezione di emergenza.

Nella sentenza del TAR del Lazio n°8465 del 12 Ottobre 2001 si precisa che: “il decreto non contrasta con la legge 194/78 poiché il farmaco autorizzato agisce con effetti contraccettivi in un momento anteriore all’innesto dell’ovulo fecondato nell’utero materno”.

In conclusione, va segnalato che nel caso di soggetti minorenni, per le quali il ricorso al ginecologo è meno frequente rispetto a persone di età più avanzata, si potrebbe correre il rischio che la concessione dell’intercettivo da parte delle strutture di guardia medica o di Pronto Soccorso, se non addirittura in farmacia dietro presentazione di semplice ricetta medica, faccia perdere l’opportunità del necessario approfondimento informativo da parte del ginecologo della struttura pubblica.

A questa figura professionale deve essere sicuramente attribuito il compito non solo di salvaguardare la minorenne, nell’urgenza, da una gravidanza indesiderata, ma anche di fornirle per il futuro le informazioni necessarie ad una sessualità più sicura e consapevole, anche in relazione ai possibili effetti collaterali che suggeriscono un uso sporadico, non ripetitivo, di questi dispositivi d’emergenza.